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Questo quadro è per me la folgorante constatazione dell’esistenza enigmatica dell’ispirazione e dello stato medianico di alcuni momenti dell’espressione creativa, perché, improvvisamente, l’ascolto degli arpeggi di Metheny ha evocato riflessioni che stavo sviluppando sul “booth straps” degli astrofisici, insieme al concerto per la IV corda di Bach, fondendole con emozioni personali più antiche, legate al suono del violoncello della indimenticabile Jaqueline Dupré e alle corde vocali di Ezra Pound che recitava i suoi Cantos. Un percorso fulmineo, che in poche ore mi ha fatto compiere ciò che non avevo svolto in dodici anni di tempo! “La Notte di Niccodemo” è invece una parabola visiva della risposta di Gesù alla domanda che Niccodemo gli rivolse durante l’incontro notturno segreto. Infatti, alla promessa di una rinascita futura nel regno del Padre, suggerita dal Vangelo, Niccodemo non sa come ovviare e chiede a Gesù: “Rabbi, come può un uomo nascere se è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?”. Gesù gli risponde: “se uno non è nato dall’acqua e dallo spirito non può entrare nel Regno di Dio”. Non saprei come spiegarlo, ma a me sembra questa una grande lezione sul potere salvifico, rigenerante della pittura e una risposta sufficiente al Vado-Verso-Dove-Vengo, riguardante l’area del prenatale.
• E la tua ultimissima produzione? N.F. Negli ultimi due anni, la passione per Borromini, mai esaurita, ha formato nuovi nuclei di svolta. Ho ripreso le curve ed i segmenti di accrescimento dinamico, modulare multiplo, presenti nei vuoti di tutte le sue architetture, e ne ho articolato lo spostamento dall’asse centrale, sommandone per via scalare, piani e proporzioni, in modo da suggerire a complemento, sia la vertiginosità dei suoi spazi, che il disorientamento percettivo della perdita di gravità. Ma la parte del colore deve molto alle pulsazioni cromatiche del mio amato Cézanne ed alla sua penetrazione “interstiziale” dello spirito della natura. I miei colori cangianti sono percepibili solo, modificando ogni volta, il proprio punto di vista. Non so se siano stati questi vortici di energia, per me sempre riconducibili alla seduzione della luce, ma quasi contemporaneamente, e in parallelo, si sono manifestate le figure notturne, dei “nottagoni”, che ritagliano degli spazi di cielo, formato dai segmenti obliqui di ottagoni deformati e slittanti, di borrominiana memoria, a incastonare sistemi stellari ed astrali. E non è escluso, che sia presente in questo, qualcosa della “visione magica”, che secondo Giordano Bruno non è “potere sulla natura, ma scoperta dei vincoli con cui tutte le cose si incatenano”.