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La prima reazione vitale, quasi violenta, fu allora di lasciarmi andare a sperimentare la curva. Ritagliai delle strisce di cartone dell’altezza di circa 4. cm e di 70 cm. di lunghezza, tanto che si potessero manovrare agilmente e cominciai a farle oscillare nel vuoto, come se muovessi una canna da pesca avanti e indietro ripetutamente, o anche a torcerle, fissandone gli estremi su di un piano immobile. L’alluminio si rivelò in seguito, il materiale più idoneo a questo tipo di operazione, sia per la sua elasticità, che per la sua resistenza. Diventai così cliente di Calò, un grossista di metalli di ogni genere, in viale delle Provincie. Avendo sperimentato ormai da circa cinque anni i colori fluorescenti, decisi di applicarli, assieme a materiali catarifrangenti, a queste nuove strutture che denominai “Strutturali Varianti”, perché era variata la mia posizione interiore nei confronti degli “Strutturali” bidimensionali ed anzi, perché questi erano la dimostrazione provata che variando loro, la mia posizione era pure variata.
Argan, mi suggeriva di chiamarli “variabili”, probabilmente associandoli ad una “astratta” concezione matematica, ma per me erano “varianti” perché testimoniavano della assoluta realtà dei fatti. L’applicazione del colore fluorescente, rosa per l’esterno, bianco per l’interfaccia, rosso fucsia per il fondo, ma in una nuova modalità, che si svolgeva in scala dalla superficie bidimensionale alla profondità tridimensionale, acuiva l’effetto di variabilità di riflessione fungendo da cassa armonica, come nel respiro di un essere umano. Guardando queste mie nuove creature si poteva infatti constatare la loro non lieve somiglianza con delle casse toraciche, ma, come sempre, questa era una constatazione a posteriori, che non potevo attribuire che alla potenza sovrana dell’inconscio. Eccoci finalmente al Rebis: Res-bis, due volte la stessa cosa, vasca spagirica, androgino alchimistico primordiale, tintura madre, mater-materia, mare-mère.