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Ma
procediamo con ordine: le “Gabbie Cubiche”, dal ’64
al ’65, ripetevano in forma volumetrica la tessitura degli Strutturali,
dove operavi ancora sulla superficie. Con gli “Strutturali Varianti”
del 1966, di cui in questa mostra è presente uno degli esemplari
più significativi, inizia un’“andata e ritorno”
che disegna nello spazio un “nodo d’amore” o, anche,
anello di Möebius. Poi, la creazione del “Rebis” che,
nel panorama internazionale di ricerche analoghe sulle strutture percettive,
resta un’invenzione originale ed un punto d’arrivo nella ricerca,
da ascrivere unicamente a te. N.F. Nel mio andare e venire da Firenze,
dove mantenevo contatti con il Quadrante di Matilde Giorgini, un giorno,
guardando la scultura di Donatello sulla facciata di Ognissanti, mi interrogai
sul rapporto tra la volumetria della scultura ed il metro del cubo, come
misura del volume spaziale. Con l’invenzione del sistema “modulare
cubico”, sviluppai il problema della coincidenza tra volume, spazio
e piano, iniziando uno spostamento dal piano allo spazio e dalla superficie
al volume. |
| Mi trovai a rileggere le riflessioni su Borromini, che avevo intrapreso durante gli anni di architettura, integrandole con il cambiamento dei punti di vista, in un quadro di percorso spazio-temporale attorno all’oggetto. Tra il ‘64 e il ’65, la realizzazione di strutture modulari aperte - nel modulare cubico lo spazio si richiudeva, compensandosi per illusione ottica - dove lo spazio scorreva liberamente, definiva in modo perentorio il concetto della simultaneità dello spazio-tempo, dimostrando, in modo sperimentale, che la coscienza vede, indipendentemente da ciò che l’occhio sta vedendo. Senza Borromini, in ogni caso, non avrei mai potuto dar forma a quanto le formule astratte di Einstein suggerivano. | |