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Attraverso la visita a Magnelli, che andai ad incontrare insieme al mio compagno di scuola Ninì Santoro, ormai trapiantato a Parigi e che di lì, a poco, sarebbe diventato anche mio sodale nel Gruppo Uno, si confermava in me la fiducia che, nella pura e semplice pittura, risiedevano ancora miniere di sensazioni, di strutture e di possibilità da percorrere e da sviluppare. Magnelli mi stimolò a rivedere gli Impressionisti e per me fu la ri-scoperta di Cézanne, a cui dovevo ritornare in più fasi, sino ai tempi più recenti, con sempre rinnovati profitti. Determinante fu, però, soprattutto l’incontro con l’opera di Joseph Albers alla Denise René.
I suoi dipinti confermavano le mie ricerche sui colori puri, sulle linee e sulle forme geometriche, che tuttavia in me, assumevano un carattere vagamente costruttivo di “segnali/forma”, con quel tanto di quotidiano, che li lasciasse liberi di entrare dove volevano. Avevo appena dipinto il gruppo di quadri “Percorsi”, che sono presenti in questa mostra. Santoro, quanto alla pittura, aveva le mie stesse convinzioni. Bisognava, dunque, intraprendere altre strade, al di fuori della mondanità e del clamore, che ci consentissero di ricostruire quella grammatica e quella sintassi della visione, che si ponevano come forme di una nuova coscienza. Rientrati in Italia, nel giugno del ’62, ricevemmo la visita di Hayter. Io nel 1961 avevo vinto il II Premio Termoli. Decidemmo allora, di portare Hayter a Termoli dall’organizzatore del premio, Achille Pace. Fu in quell’occasione, che io e Santoro proponemmo a Pace di formare un gruppo di ricerca, chiedendogli di indicarci quali altri giovani fossero compatibili con le nostre idee. Dai documenti del Premio individuammo subito Carrino, con cui Santoro si mise in contatto. A settembre poi, Pace ci propose Uncini, e infine, Biggi. La storia dei movimenti di rottura, per il lancio, era costellata dalla scelta di luoghi “off ”: l’Autoscuola Schiavo, di proprietà di mio cugino, al centro della zona Prati, mi sembrò lo spazio ideale. Avevo appena finito di completarla in tutti i suoi arredi, perché doveva inaugurarsi alla fine dall’anno.