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• Cosa determinò nel 1965 la restrizione del Gruppo Uno a soli tre membri: tu, Carrino, Uncini ed in seguito, nel 1967, la sua sospensione? N.F. Non mi pare di ravvisare, anche a posteriori, altra ragione di fondo, per quella che non fu una scissione, ma un progressivo allentarsi del coinvolgimento che ci legava, da quella di una maggiore tenacia nel perseguire il compito che aveva determinato il nostro raccoglierci in gruppo.
E, d’altra parte, erano venuti meno molti di quegli oppositori che ci avevano abituato a far fronte comune con spirito solidale. Presentando il volume di Franco Sossi “Dall’occhio al cervello”, Argan parlava di una composizione, non costante, dei membri del nostro Gruppo, in ragione di finalità puramente di ricerca, non dettate da “interessi occasionali”, ovvero da strategie mercantili. Nel ’67, invece, dopo cinque anni di lavoro comune la constatazione volta a registrare l’avvenuta creazione del nostro linguaggio, non poteva che convincerci a riprendere la nostra autonomia, per dare sviluppo personale, timbri e pronunce singolari, al suo sostrato di base. • Di fatto dal 1967 al 1977, nel decennio successivo lo scioglimento del Gruppo Uno, tu hai elaborato uno dei segmenti più significativi del tuo lavoro, in modo tale da spostarti dalla superficie all’ambiente. Attraverso il tuo primo film “Kappa”, nel 1965, ed attraverso la nascita del Rebis, nel 1967, intraprendevi poi un testa-coda che doveva portarti a quella sorta di fondamentale viaggio a ritroso, che hai definito nel 1977 con l’espressione “Vado-Verso-Dove-Vengo”.